bando per l’inclusione sociale in sicilia

Un nuovo bando per l’inclusione sociale e forse anche un’opportunità.

Le parti in gioco: – l’amministrazione regionale  che mette a concorso 50 milioni di euro, – una larga compagine di potenziali concorrenti caratterizzati da presenza territoriale spesso frammentata e poco omogenea nella qualità dei servizi erogati, – infine l’utenza fatta come altrove di disabili, immigrati, famiglie povere, donne e vittime di violenza, minori, detenuti, etc.. Ma le cui caratteristiche differiscono poiché il territorio siciliano “presenta la più alta quota di famiglie in Italia che vivono sotto la soglia di povertà, e tale valore, in crescita nel 2005 è pari a circa di una famiglia su tre.  I comuni siciliani hanno una delle  spese procapite più basse del Paese su tutte le aree di bisogno, con rare eccezioni, inferiori di oltre 80 milioni di euro rispetto alle risorse necessarie per fare in modo che le famiglie escano dalla condizione di povertà”,  come si apprende dalla Caritas.  

Il bando, che scade il prossimo 19 giugno 2011 e che suddivide le risorse tra 7 differenti tipologie di disagi, potrebbe  essere opportunità anche per mettere in campo forme di innovazione sociale

Tralasciando la ricca ed eterogenea quantità dei contributi al tema dell “innovazione sociale”, pare interessante qui sottolineare e suggerire alcuni aspetti più generali delle imprese sociali che innovano, evidenziando l’approccio molto più dinamico e consapevole rispetto al contesto di riferimento, sia interno che esterno all’impresa.

Infatti si evidenziano “In primo luogo i prodotti: le imprese sociali hanno ingegnerizzato in senso imprenditoriale la produzione di beni relazionali di interesse collettivo, ibridando risorse di diversa natura (di mercato, donative, ecc.) (…)

In secondo luogo i processi (…) l’innovazione di processo riguarda le forme di accumulazione del loro più importante capitale, quello umano, attraverso uno specifico modello (…) capace di remunerare anche con incentivi extraeconomici un complesso di motivazioni intrinseche legate alla qualità delle relazioni con i colleghi e con i beneficiari delle attività, alla creatività e l’autonomia nell’organizzare il proprio lavoro, alla trasparenza e l’equità nella gestione dell’impresa.

Infine le politiche, (…) portando il welfare a incrociare le più ampie politiche di sviluppo economico e sociale, soprattutto nei contesti locali, favorendo così una maggiore interconnessione delle imprese sociali con le altre istituzioni pubbliche e private”.

Poiché “Inclusione, cura, educazione, ecc. sono infatti beni fruibili non solo dai beneficiari finali, ma da più ampie reti sociali e comunitarie sotto forma di maggiore coesione e sicurezza sociale”.

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