Di crowdfunding si parla ormai da un po’ qui e là sul web ma anche sulla carta stampata più nota, alcuni lo definiscono il trend del 2011. Attrae, ma almeno al momento pare uno strumento limitato anche se ha un illustre precedente storico. Infatti grazie al crowdfunding è stata parzialmente finanziata la campagna elettorale del presidente Barack Obama, con i risultati niente male che tutti conosciamo.
Di cosa si tratta? Brevemente e sulle orme della nuova cultura economica dello “sharing”, il crowdfunding pone in modo totalmente aperto verso chiunque un progetto, uno spettacolo, una performance artistica o qualunque proposta possa essere di interesse e passibile di concreta realizzazione. A patto però che si riesca a mettere assieme il denaro minimo necessario per questa realizzazione. A patto che a far questo intervenga la collaborazione fra più persone. A patto che il motore di questa richiesta finanziaria sia naturalmente lo spazio web, l’unico in grado di dare visibilità pressocchè illimitata e con costi del tutto esigui alle idee proposte.
Così alla fine grazie alla generosità, disponibilità e fiducia di tanti vengono trovati i fondi per almeno il 60% delle proposte avanzate, queste le statistiche generali.
La raccolta dei microfinanziamenti è effettuata attraverso piattaforme dedicate. Un esempio tipico, quello della caposcuola USA Kickstarter. Tra le altre in Italia Youcapital, nata con l’obiettivo di promuovere strumenti e attività nel mondo del giornalismo, dell’ informazione e della comunicazione, mentre l’altra napoletana Fund for Culture, nata all’interno di Kublai, si pone come “giardino web dove chi fa cultura può piantare i semi”. EPPELA si rivolge più genericamente a professionisti, istituzioni e privati, che intendono promuovere la creatività, invece Open Genius aspira a supportareil mondo della ricerca scientifica e tecnologica, e generosamente mette sul proprio sito a disposizione degli interessati una panoramica internazionale sulle altra piattaforme di crowdfunding, rivolte a molteplici indirizzi e settori. Ricerca, musica, prodotti software, cause benefiche, giornalismo ma anche politica e paesi in via di sviluppo sono rappresentati da relative piattaforme per raccolta di fondi.
All’estero il crowdfunding è una realtà più evoluta già da tempo, per Wall Street Journal ed Economist è un’alternativa possibile al venture capital. Sul suolo patrio vedremo tra qualche tempo, immaginando fortemente ulteriori evoluzioni e sviluppi della fiducia sociale.
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