progettare Master

http://www.regione.sicilia.it/bbccaa/pi/info/news.html

Un Avviso pubblico emesso dall’Assessorato alla Pubblica Istuzione della Regione Sicilia, con scadenza il prossimo 21 ottobre 2009, mette a concorso la realizzazione di Master di Alta Formazione.
I destinatari delle risorse per le offerte formative sono le Università, i beneficiari dei futuri servizi i laureati residenti nella regione.

Le aree strategiche indicate sono:

  •  Efficienza energetica;
  •  Produzioni agroalimentari;
  • Biologie avanzate e sue applicazioni;
  •  Nuove tecnologie per le attività produttive
  • Conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni culturali e ambientali/Recupero, valorizzazione e promozione delle arti popolari e dei mestieri artigiani tradizionali;
  •  Analisi e monitoraggio del rischio ambientale;
  •  Trasporti e mobilità sostenibile;
  •  Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT);
  •  Edilizia (conduzione del cantiere, sistemi e tecnologie informatiche, telerilevamenti territoriali informatizzati);
  •  Orientamento (per la specializzazione di operatori dell’orientamento).  

Le aree rispecchiano le volontà già espresse dalla Programmazione, nonché le necessità di sviluppo dei territori o i trend produttivi, elementi che lasciano pensare ad una parziale collocazione delle future professionalità, ma certo non di tutte come l’esperienza suggerisce. Del resto poco evidenti risultano le modalità di collocazione delle risorse umane che verranno individuate per i profili professionali in uscita dai Master.

LA PROGETTAZIONE PARTECIPATA
Sarebbe interessante immaginare che il ruolo istituzionale e strategico delle Università, grazie al rilievo scientifico e culturale espresso, possa essere speso con rinnovata volontà istituzionale anche tra i cosiddetti “attori dello sviluppo”: gli enti locali, le imprese, i sindacati, le associazioni di categoria, le banche, etc. attivando di un dialogo capace di creare spazi reali nel sistema delle pubbliche amministrazioni e produttivo, nel mercato del lavoro locale per le risorse formate dai Master stessi.
Si potrebbe immaginare che l’Università più di altri soggetti possa interpretare meglio e saper diffondere quella pratica di progettazione partecipata, cara alla UE e già adottata in altri Paesi, e rilanciata per il nuovo ciclo di fondi 2007 – 2013.
Questo approccio garantirebbe una maggiore condivisione e responsabilità sociale per la valorizzazione e la collocazione delle risorse umane che saranno formate, tentando di arginare quella tipica bassa produttività degli investimenti per il territorio, e soprattutto esperienze frustranti per i partecipanti rispetto a quelle buone progettualità personali che non prevedono l’emigrazione quale completamento naturale del ciclo formativo.
E’ noto infatti ormai quante probabilità collochino tali risorse fuori dal territorio regionale se non addirittura all’estero.
Naturalmente la progettazione partecipata non è una panacea, ma un metodo.
Un corretto tentativo di applicare strumenti che altrove hanno consentito un ampliamento della base sociale e delle responsabilità dirette rispetto alla consapevolezza dei problemi e alle soluzioni possibili.
La progettazione partecipata individua i beneficiari finali e altri elementi di contesto quali interlocutori delle fasi progettuali, nell’intento di realizzare servizi realmente funzionali ai fabbisogni espressi.
E’ interessante sapere che la UE prevede tali metodi soprattutto nell’utilizzo dei fondi FSE, ammettendo che grandi basi sociali possano garantire migliori risultati.

IL PROJECT CYCLE MANAGEMENT
E’ interessante ricordare come siano nati questi metodi di lavoro, dalle esperienze dei cooperatori nei paesi extra UE.
In Africa si approntavano progetti per infrastrutture idriche al fine di portare l’acqua direttamente nelle abitazioni, e con grande sorpresa ci si accorgeva che le donne di casa, in spregio alle più scontate previsioni, continuavano a recarsi ai pozzi anche distanti varie ore da casa.
Perché rinunciare a tanta comodità? La risposta fu chiara quando i progettisti compresero che le donne amavano andare ai pozzi perché solo così interrompevano il lavoro quotidiano e potevano scambiare in pieno relax chiacchiere con le altre.
Ciò fu pienamente compreso dopo aver varato un metodo progettuale che interrogava le stesse beneficiarie dei progetti, giungendo alla piena comprensione delle LORO giuste ragioni.
Più o meno questo aneddoto all’origine del cosiddetto Project Cycle Management, il metodo progettuale che individua nel beneficiario finale la fonte informativa più preziosa. Uno dei metodi.
Rispetto alla progettazione partecipata è interessante verificare il volume “Buona Governance e Project Cycle Management nel FSE 2007 – 2013”, il cui download è possibile presso il sito del FORMEZ (http://www.formez.it/).

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